RvB Arts inaugura a Roma TRASMUTAZIONE, la mostra personale di Martínez Cánovas e STREET VIEW, la mostra personale di Luis J. Fernández. Vernissage e cocktail giovedì 18 e venerdì 19 maggio 2017, dalle 18.00 alle 22.00, in Via delle Zoccolette 28 a Roma. La mostra resterà aperta fino a sabato 24 giugno; orari: 11-13:30 e 16-19:30, domenica e lunedì chiuso.

 

RvB Arts inaugura a Roma TRASMUTAZIONE, la mostra personale di Martínez Cánovas e STREET VIEW, la mostra personale di Luis J. Fernández. Vernissage e cocktail giovedì 18 e venerdì 19 maggio 2017, dalle 18.00 alle 22.00, in Via delle Zoccolette 28 a Roma. La mostra resterà aperta fino a sabato 24 giugno; orari: 11-13:30 e 16-19:30, domenica e lunedì chiuso.

 

 

RvB Arts inaugura a Roma

TRASMUTAZIONE

la mostra personale di

  • Martínez Cánovas

STREET VIEW

la mostra personale di

  • Luis J. Fernández

Vernissage e cocktail
giovedì 18 e venerdì 19 maggio 2017
dalle 18.00 alle 22.00

Via delle Zoccolette 28
Roma

La mostra resterà aperta fino a sabato 24 giugno
orari: 11:00-13:30 e 16:00-19:30; domenica e lunedì chiuso

Curatrice e organizzazione: Michele von Büren
Testi critici: Viviana Quattrini

. . . . . . . . . .

COMUNICATI STAMPA

TRASMUTAZIONE

Con un linguaggio contaminato e la tecnica raffinata che lo caratterizzano, Martínez Cánovas introduce lo spettatore negli angoli più bui della fantasia con dipinti realizzati principalmente con matita su legno stuccato, con l’intervento di colore a spruzzo, dell’olio e dello smalto.

In un lavoro animato da una vena surrealista, l’artista spagnolo indaga il tema delle metamorfosi attraverso creature che presentano inaspettate trasformazioni tra il mitologico ed il biologico. Ispirato da artisti come Hieronymus Bosch, H. R. Giger, la letteratura di Kafka e i film di fantascienza, Martinez Canovas crea un suo particolare mondo dove protagonista è la figura umana.

Juan José Martínez Cánovas è nato a Murcia in Spagna nel 1980 dove si laurea presso l’Accademia di Belle Arti. La sua formazione prosegue con il conseguimento di un Master sulla ricerca dei nuovi materiali pittorici e una borsa di studio di un anno all’Accademia di Belle Arti di Roma. Durante i suoi studi, ha incontrato e seguito gli insegnamenti di due tra i più grandi pittori spagnoli viventi, Pedro Cano e Antonio López García, le cui influenze sono visibili nella sua opera.

Martínez Cánovas approfondisce lo studio della ritrattistica rinnovandola con una personale inclinazione diretta alle tematiche dell’inquietudine esistenziale e della metamorfosi. Per l’abilità che lo caratterizza in questo campo ha realizzato diversi ritratti istituzionali. Con la sua produzione artistica ha ottenuto, nonostante la giovanissima età, importanti riconoscimenti e premi sia in Spagna che all’estero.

STREET VIEW

E’ l’immagine di una città veloce e dinamica ad emergere con forza nelle opere realizzate in acrilico su carta dall’artista Luis J. Fernández. Per l’artista spagnolo la città sembra essere lo scenario ideale in cui rappresentare la mutevole società in cui viviamo.

Fernández nasce a Blanca, un comune spagnolo nella comunità autonoma di Murcia, nel 1974. Ha partecipato a numerose esposizioni personali e collettive nel territorio spagnolo e ha ottenuto importanti premi. Nel febbraio 2005 ha ricevuto il Premio della Gioventù dell’Anno della Regione di Murcia e nel 2007, il primo premio Valle de Ricote assegnato dall’Associazione Socio-Culturale di Abarán Ricote.

Il lavoro di Fernández si è evoluto negli ultimi anni in uno stile personale a metà strada tra figurazione e astrazione geometrica. Con un’evidente fascinazione per l’architettura urbana, Fernández fonde la visione utopica della città come luogo del progresso tecnologico, finanziario, industriale con l’inevitabile obsolescenza a cui essa va incontro.

Creata da Michele von Büren, RvB Arts promuove l’Accessible Art. Scova talenti emergenti e organizza mostre ed eventi con lo scopo di far conoscere l’arte contemporanea in maniera divertente ed informale, rendendola anche ‘abbordabile’ da un punto di vista economico.

. . . . . . . . . .

TESTI CRITICI

TRASMUTAZIONE

[…] al mondo effimero della nostra coscienza essi comunicano una vita psichica sconosciuta, appartenente ad un lontano passato; comunicano lo spirito dei nostri ignoti antenati, il loro modo di pensare e di sentire, il loro modo di sperimentare la vita e il mondo, gli uomini e gli dei. L’esistenza di questi stati arcaici costituisce presumibilmente la fonte della credenza nella reincarnazione e nella credenza di “vite anteriori” (Carl Gustav Jung)

Con un linguaggio contaminato e la tecnica raffinata che lo caratterizzano, Martínez Cánovas introduce lo spettatore negli angoli più bui della fantasia con dipinti realizzati principalmente a matita su legno stuccato e con l’intervento di colore a spruzzo, dell’olio e dello smalto.

In un lavoro animato da una vena surrealista, l’artista spagnolo indaga il tema delle metamorfosi attraverso creature che presentano inaspettate trasformazioni tra il mitologico ed il biologico. Ispirato da artisti come Hieronymus Bosch, H. R. Giger, la letteratura di Kafka e i film di fantascienza, Martínez Cánovas crea un suo particolare mondo dove protagonista è la figura umana.

Il corpo presentato da Martínez Cánovas nasconde tra pieghe e orifizi, così come negli impercettibili passaggi chiaroscurali, incredibili e inaspettate visioni. In concitate espressioni i suoi ritratti presentano inopportuni ospiti, innesti con animali e piante che la cura per i particolari porta a giustificare come reali. Da una massa oscura, da un fitto intreccio di rami o da un’atmosfera indistinta prendono vita queste figure mutevoli che tanto hanno radici nel passato quanto in loro sono gli esiti dell’incerto futuro.

Con un virtuosismo tecnico che penetra nel dettaglio, l’artista raffigura così un mondo dominato dall’illusione, dall’apparenza e dal paradosso dove allo studio dei caratteri di fisiognomica di Leonardo subentra il richiamo alle temibili e fantastiche vicende epiche delle metamorfosi. I suoi personaggi sembrano smarrire il senso della realtà per trovarsi risucchiati in una sorta di trasformazione capitalista che le induce ad un cannibalismo senza regole. La mutevolezza delle forme le riporta contemporaneamente ed inevitabilmente ad una disarticolazione del linguaggio per cui, queste creature allo stato primordiale, tentano di esprimersi nel simbolismo “muto” dei pesci o attraverso il ronzio di segni-insetto.

Viviana Quattrini

STREET VIEW

Noi diventiamo ciò che vediamo. Diamo forma ai nostri strumenti e poi i nostri strumenti danno forma a noi. (Herbert Marshall McLuhan)

Con un’evidente fascinazione per la città, le sue dinamiche e i prodotti, Luis J. Fernández fonde il gusto per la Pop Art a quelle ricerche artistiche che vanno dalla fotografia della Nuova Oggettività per arrivare alla seconda metà del ‘900 con le opere di catalogazione sistematica e riflessione sugli spazi architettonici di Dan Graham e quelle di Bernd e Hilla Becher sull’architettura industriale. L’artista unisce la visione utopista della città come luogo del progresso tecnologico, finanziario, industriale con l’inevitabile obsolescenza a cui essa va incontro. Le sue strutture labirintiche e claustrofobiche, che ricordano in questo i lavori di M. C. Escher, come macerie incombono su di noi sfuggendo ad ogni controllo. Le categorie e le antinomie di spazio e tempo sembrano andare in pezzi e naufragare in una loro visione dilatata e dialogica dove passato, presente e futuro coesistono.

Per i suoi conglomerati urbani, Fernández fa uso di carte ritagliate e intelate, dell’acrilico e dell’acquarello. La minuzia per i particolari come anche la raffinata resa tecnica rendono le sue opere di grande impatto visivo. Uno sguardo più ravvicinato invece ne evidenzia la costruzione e la materia per cui le superfici sembrano ricordare, in quanto complessità, circuiti elettrici stampati e micro chip. L’era digitale avanza e vede decadere ogni tipo di struttura fisica per farci qui precipitare in una sovra-realtà dove la psiche ed il suo subconscio sono le protagoniste. Come reti periferiche di un sistema centrale delirante, le sue città sono così organismi che sfuggono al controllo e al di là di ogni esigenza agiscono autonomamente moltiplicandosi ed espandendosi oltre i limiti sensibili. Meccanismi inquietanti si fanno spazio costringendo ad una visione costruttivista, onirica e angusta di un razionalismo architettonico dilagante.

Come trompe l’oeil le sue opere catturano lo sguardo e, se paragonate, agli affreschi barocchi presenti sulle volte delle chiese, ci immergono in una nuova concezione della realtà, quella capitalista. Agli imponenti pilastri e visioni divine queste immagini sostituiscono vertiginose strutture in ferro e acciaio insieme a una visione catastrofica dove la divinità viene sostituita dai contemporanei feticci di una società consumista.

Viviana Quattrini

Comments are closed.